Dove andremo a finire? parte seconda, di Maurizio Careddu

Leggere “Dove andremo a finire?, di Matteo Fenu” mi ha fatto riflettere.
Riflettere, non è altro che porsi di fronte ad una qualsiasi superficie che proietti indietro un immagine di se stessi o di cosa si ha intorno.
A volte ci vuole un particolare coraggio nel farlo e mi pare che ultimamente ciò necessiti anche di un certo “stomaco”.
Spesso costretto, molte volte schifato ed in qualche caso anche divertito mi ritrovo di fronte ad uno specchio e osservo cosa esso mi mostri, quale realtà mi appaia e, con un interiore e tormentato timore, ho pure la curiosità di scoprire se l’immagine sia autentica o distorta da un insuperabile “velo di maya”. Continua a leggere
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Dove andremo a finire?, di Matteo Fenu

Siamo alle solite. Ogni giorno non si fa altro che leggere articoli di teppisti che ne combinano sempre una delle loro.
Stamattina in uno dei giornali che vengono distribuiti nella metro leggo ben tre articoli che riguardano accoltellamenti avvenuti nella sola giornata di ieri a Milano: uno riguarda un tunisino che aggredisce il titolare di un Kebab, perchè non gli aveva servito le patatine fritte, un altro parla di un accoltellamento nei navigli in una rissa esplosa tra bande sud-americane e infine l’ultimo tratta di un marocchino colpito al volto con un coltello da ignoti. Continua a leggere

L’aumento dei poveri e la diminuzione della ricchezza, di Matteo Fenu

Secondo l’ultimo aggiornamento dei dati istat sarebbero aumentate in Italia le persone che sono considerate povere o comunque sotto la soglia dell’autosufficienza.
Infatti nei soli tre anni che intercorrono tra il 2007 ed il 2010, la Caritas insieme alla Fondazione Zancan, dichiara che i poveri siano aumentati addirittura del 13% , arrivando ad essere ora sul nostro territorio ben 8 milioni su 60 di popolazione totale.
Dato al quanto allarmante visto che non vi sono segnali di miglioramento o per lo meno di una diminuzione di tale trend, infatti Continua a leggere

Digital Divide, un motivo per crescere, di Luca Malvolti.

Questo termine inglese che significa “divario digitale” è ormai entrato nel linguaggio comune dell’intera popolazione ed è senz’ombra di dubbio una delle sfide che l’Italia deve vincere per rincorrere la crescita economica.
L’ambito di ricerca di questa grave problematica coinvolge svariate materie che passano dalla sociologia alla psicologia, dalla tecnologia all’economia e quindi non è un problema facile da arginare perché servirebbe un impegno comune da parte di governo, imprese, pubblica amministrazione e ovviamente cittadini.
Il digital divide si può raggruppare sotto tre gruppi: culturale, economico e infrastrutturale. Continua a leggere