No al razzismo, di Filippo Pala

Il razzismo non è ideologia. E’ solo ignoranza, concetto universalmente valido e riconosciuto. Il razzista è categoricamente nell’errore, al di fuori della verità perché al di fuori dalla conoscenza di ciò che accusa ed odia in maniera distorta, cattiva e malata. Dico questo con la pretesa di essere nel giusto. Non ho mai creduto, per esempio, che essere di sinistra o di destra fossero verità universali, sono invece solo scelte su diversi punti di vista. Pur ritenendomi persona progressista e di sinistra ho sempre pensato e rafforzato l’idea per cui chiedere un approccio sociale di tipo solidale e quindi redistributivo -dal punto di vista fiscale- per ottenere una maggiore equità sociale, fosse una democratica accettazione di un patto sociale sotto questa base volontaria. Per molti può sembrare una forzatura dal punto di vista individuale quello di redistribuire la ricchezza altrui, ma è volontariamente che si sceglie se essere altruisti od egoisti. Volontariamente si sceglie se essere felici nel vedere gli altri più felici -o anche solo sazi- per merito nostro. Questa parentesi mette in chiaro come l’approccio ideologico ai fatti della società possa essere interpretato a seconda dei punti di vista di ognuno di noi. Diverse teste, diversi partiti, diversi approcci. Laddove una persona di destra liberista crede in buona fede (ce ne sono tanti senza un soldo in tasca) che la sua ricetta economica avvantaggi il consumatore ed il progresso della società esiste chi si contrappone a questa tesi credendo che l’intervento statale nei settori chiave per avere pari opportunità (istruzione e sanità ecc) sia, oltre che il contrappeso al libero mercato, una tutela verso i meno fortunati economicamente e socialmente. Perché di fortuna si tratta; bisogna solo ringraziare se siamo nati nel posto comodo del mondo e non dove qualsiasi sforzo personale, magari immenso, non sarebbe valso neanche per sfuggire alla morte. Chiediamoci tutti seriamente che avremmo fatto, cosa avremmo realizzato, se con le nostre capacità fossimo nati in India, in un villaggio dove manca da mangiare e dove nessuno ti vaccina. Quanto al razzismo, invece, è qualcosa di profondamente diverso e distantissimo da essere parte di una qualsiasi consapevole appartenenza politica. La paura e l’odio verso le persone che hanno un colore della pelle diverso è ignoranza pura. Posso, secondo lo stesso modo di vedere, odiare i grassi o i magri? Si sta parlando di caratteristiche fisiche e solo di questo. Ho la fortuna di poter scrivere questo articolo dagli Stati Uniti. Vivo attualmente in un quartiere nero di Brooklyn, Flatbush. Il giorno del mio arrivo, non appena sbucato dalla metropolitana ho realizzato in un lampo di essere l’unico bianco in mezzo a migliaia di neri. La sovrastruttura mentale che deriva dall’aver vissuto due realtà purtroppo unicamente bianche – Sardegna al 100% e Milano al 90%- mi ha fatto sentire per un attimo un pesce fuor d’acqua per il mio colore per nulla rappresentato da queste parti. La paura, il sospetto e la diffidenza verso le persone di colore è un qualcosa di intangibile ma diffuso nelle nostre società bigotte (in questo senso New York è mille volte più emancipata di una qualsiasi capitale europea) ma che fortunatamente non regge il passo al confronto con l’approccio sereno alla realtà dei fatti. Mai stato razzista, ho vissuto questi mesi liberandomi sempre più di ogni viscida diffidenza o distanza vivendo positivamente la mia esperienza, col sorriso e divertendomi. Vivendo in un quartiere di soli neri ho abbandonato qualsiasi pregiudizio, realizzando pienamente che l’unica differenza la fanno le persone e non i colori. Su YouTube, con il tag di ricerca “sparatoria brooklyn” viene fuori un triste evento consumato da queste parti, a due passi da dove abito. Bene, fra i commenti c’è chi sentenzia “i soliti negri”. Il fatto è che chi è razzista non capisce che non è il colore della pelle ad aver relazione con quel video. Ha relazione con quel video la barbarie, il degrado sociale, l’odio e la criminalità. Questo è un quartiere popolare, povero ed affollato dove vivono perlopiù neri ed ed ispanici e non è niente di diverso da un qualsiasi altro quartiere popolare di Milano, Roma, Cagliari, Genova o Palermo. Qua i neri sono americani a pieno titolo al cento per cento, guidano gli stessi suv, mangiano la stessa mondezza e frequentano le stesse scuole dei bianchi e dei gialli. Ci sono neri ricchi e vestiti di cachemire e ce ne sono di poveri con le pezze al culo, proprio accade ovunque nel mondo senza che lo status economico, la simpatia, l’intelligenza o qualsiasi altro indicatore si ricolleghi al colore della pelle. Se penso che in Italia ai figli degli immigrati non si vuole riconoscere la cittadinanza nonostante tifino Milan, vadano a scuola in Via Settembrini e mangino pasta al sugo ogni giorno da quando sono nati mi sale un rabbia senza fine e credo che questa chiusura non aiuti ne il progresso civile ed umano ne eviti di conseguenza le vicende tristissime, come quella di Firenze, che ha dato spunto a quest’articolo. Siamo TUTTI pregati di professare il NO AL RAZZISMO dovunque.
Filippo Pala
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One thought on “No al razzismo, di Filippo Pala

  1. Che dire, Filippo, come non condividere ma mi chiedo come mai concetti così ovvi, naturali, ripetuti e riferiti ad un problema che nasce con l’uomo che disgraziatamente è venuto al mondo variegato nei colori della pelle, non riescano a fare breccia ed ad inculcarsi, positivamente, nella testolina di noi tutti invece che provocare violenza, odio, prevaricazione. Sembra non esservi, proprio, una soluzione a meno che il miracolo, nel tempo, non lo faccia la globalizzazione che , forse, ci aiuterà a familiarizzare con i”diversi” avendoli, nella quotidianità accanto, gomito a gomito, già dalla scuola primaria. Forse saranno proprio i bambini di oggi a creare un domani migliore.

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