Dove andremo a finire? parte seconda, di Maurizio Careddu

Leggere “Dove andremo a finire?, di Matteo Fenu” mi ha fatto riflettere.
Riflettere, non è altro che porsi di fronte ad una qualsiasi superficie che proietti indietro un immagine di se stessi o di cosa si ha intorno.
A volte ci vuole un particolare coraggio nel farlo e mi pare che ultimamente ciò necessiti anche di un certo “stomaco”.
Spesso costretto, molte volte schifato ed in qualche caso anche divertito mi ritrovo di fronte ad uno specchio e osservo cosa esso mi mostri, quale realtà mi appaia e, con un interiore e tormentato timore, ho pure la curiosità di scoprire se l’immagine sia autentica o distorta da un insuperabile “velo di maya”.
“UE, Spread, Berlusconi e Mario Monti”, mi pare di trovarmi di fronte a delle rappresentazioni Kantiane di Noumeni, concetti ideali, avulsi da una realtà fenomenica che da loro consegue ma che, purtoppo, è da noi vissuta.
Ma come viviamo noi “ giovani”?? “Dove andremo a finire”?
Osservo, talvolta celato dietro una maschera di provocatorio sarcasmo, i vari specchi che mi si prospettano di fronte, siano essi dei social network, i media nazionali e internazionali o la realtà quotidiana e settimanale di un piccolo centro che si atteggia a Città.
Il risultato non è per nulla confortante, direi anzi che sia annichilente.
Mi viene in mente, sempre più di frequente, “La Storia Infinita” ed il Mondo di Fantasia avvinto dall’incessante avanzare del Nulla.
Ma, alla fine, qual’è il vero oggetto della mia riflessione?
Vorrei considerare “i giovani”, il futuro, quei ragazzi in una fascia di età tra i venti e i trent’anni e valutarne le immagini riflesse.
Il ventenne ha ancora un rapporto Noumenico, ideale, col Mondo, vive di sogni ( e direi beato lui, se lo fa), ma è, purtroppo per lui, il prodotto della “involuzione culturale” degli anni novanta. E’ chiuso nell’alveo di una condizione in cui uno spirito critico seppur acerbo si manifesta ad intermittenza ed in cui l’unica vera e insostituibile risorsa è quella carica emotiva mai veramente sfruttata che, per dirla con Nietzsche , potremmo definire uno spirito dionisiaco, un istinto ancora vergine che è oro colato nelle loro mani ma che non viene sfruttato.
L’icona POP Steve Jobs dicendo “siate affamati, siate folli” non ha fatto altro che un disperato appello ai giovani, affinchè non rimangano avvolti nella nebbia ma risplendano della propria follia immanente che rischiari il loro e l’altrui futuro.
Capisco che sia difficile da apprezzare concretamente per chi,purtroppo, vive oppresso da una congiuntura mediatica orientata alla lobotomizazione dei cervelli ma questa rimane l’unica soluzione percorribile.
I venticinquenni, universitari, cominciano a capire che il mondo non è quello che gli è stato promesso, cominciano a vedere e realizzare, almeno teoricamente, che i rotori sociali sono il nepotismo, il clientelismo ed il signoraggio, che meritocrazia è solo una voce del dizionario; si rendono conto che studiare è un’arma a doppio taglio, che “
avere una coscienza al fosforo piantata tra l’aorta e l’intenzione” diventa una chimera e si potrebbero paradossalmente ritrovare a rimpiangere un più rassicurante oblio in una condizione di ignoranza.
Mi viene in mente Matrix:” pillola blu o pillola rossa???”
La risposta deve essere sempre “pillola rossa”, la tana del bianconiglio è profonda ma la coscienza che esista una realtà differente e plasmabile è un’arma potentissima a loro favore.
In tal senso osservo con piacere che menti pensanti fanno parte di questa categoria “ribelle”, lo stesso Glocale ne è manifestazione pratica.
Quindi la strada maestra è questa: una coscienza pensante, un nichilismo produttivo, “un pensiero danzante”.
Ed ecco i trentenni o i lavoratori, la fine della giostra, il volto della disillusione più totale, sono una frustrante raccolta di titoli che si dimostrano inutili, che non sono spendibili.
I trentenni di oggi sono nati negli anni ottanta, “in un tripudio di miccette” futuristiche figlio delle sbornie di LSD dei ’70; hanno vissuto in un altro Mondo: Moro, Craxi, il Pentapartito, la Germania divisa, Gorbaciov e Reagan,, i Mondiali ’90 e le notti magiche , gli adesivi e le bandierine di Forza Italia, la rivoluzione Grunge, il “Popolo di Seattle ed il deprimente nero che ha dominato gli anni novanta. Per essere più chiari sono passati dalle cabine SIP ( non ancora Telecom) a gettone ai cellulari e ad Internet…riflettete su questo.
I trentenni sono stati dominati dalle velleità socio-progressiste dei genitori, da quel “tu studia che poi avrai il Mondo ai tuoi piedi”, la più atroce delle truffe.
I trentenni che, dopo aver superato mille ostacoli, dopo le sbornie dionisiache del liceo e le disillusioni accademiche da pillola rossa, dopo essersi titolati e avere fatto lo scontrino ( leggasi laurea ), giunti al bancone del bar per riscuotere l’agognata bevanda vengono rimandati indietro: “la festa è finita”, “non c’è più birra”, “ dobbiamo chiudere, c’è l’Ordinanza comunale”, “tornate domani con un altro scontrino ( leggasi sempre titolo ulteriore)”.
Ed uno comincia ad incazzarsi…..ma, infine, perchè mai dovrebbe??
Perchè ci si rende conto del senso d’impotenza che ci è stato infuso.
Perchè ci si scontra con il muro della realtà, senza più alcun cuscinetto, un orrendo muro di gomma.
Perchè è finito il tempo della speculazione filosofica del “pensiero danzante”, non te lo permettono quelle sigle che ti ritrovavi a studiare sui libri,o di cui sentivi alla tv, l’IVA,l’ IRPEF, l’assistenza previdiale, prima Noumenti scolastici, ora Fenomeni aberranti, che ti schiacciano e soffocano senza pietà tutti i sogni che avevi faticosamente costruito.
Perchè è verissimo ed inconfutabile che ci hanno rubato il futuro.
Perchè avere una pensione o assistenza previdenziale presuppone avere un lavoro, presuppone avere soldi in tasca e non titoli e idee.
Perchè “c’è la crisi, dobbiamo aumentare la pressione fiscale “ ma il Ministero della Difesa compra 19 Maserati blindate.
Ogni tanto ripenso alla pillola blu ma mi passa subito, monta la rabbia e la voglia di riprendersi quanto ci è dovuto, perchè è nostro, ce lo hanno promesso, lo abbiamo guadagnato e sudato, perchè ci spetta.
Ma subito un quesito fa capolino: come ottenere tutto ciò?? Spaccando vetrine?? Organizzandosi in partiti dominati dal clientelismo ? Protestare a prescindere, lamentandosi e basta?? Scrivere sui blog??
Ci hanno tolto pure la Fantasia, è il Nulla che avanza….
“Dobbiamo avere speranza nel futuro, rimboccarci le maniche”. “Parole, parole ,parole”
Tonio ne “I Pagliacci” canta: “vesti la giubba e la faccia infarina, la gente paga e rider vuole qua, ridi pagliaccio e ognuno applaudirà”….è ora dello spettacolo….aprite il sipario, si va in scena, THE AGE OF THE JOKER!

 

Maurizio Careddu
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2 thoughts on “Dove andremo a finire? parte seconda, di Maurizio Careddu

  1. Hai dipinto un quadro drammatico e colorato sulle giovani generazioni che condivido praticamente nella sua interezza; soprattutto è interessante la domanda che poni nell’ultima parte ovvero come ribellarsi e riprendersi ciò che ci spetta proprio perchè non vedo una risposta ma solo una sfida epocale.

    Il punto del discorso per me sta qua. Nell’esigenza e nell’urgenza di dare un segnale di cambiamento ci troviamo TUTTI coinvolti in un meccanismo le cui complessità schiacciano la nostra voce, la marginalizzano e lo status quo viene protetto da mille barriere invalicabili. Trovo proprio nell’essenza del concetto di “glocale” una piccola ma confortante e giusta risposta alla volontà di creare un piazza migliore dove spendere la nostra vita…magari partendo dalla piccola realtà di paese si può iniziare a fare un piccolo passo avanti.

    Magari oggi qualcuno, nella piccolissima realtà di Tempio, avrà notato che c’è chi ancora non si è arreso di fronte alla crudeltà dei nostri tempi ed al decadimento culturale ed economico delle nostre cittadine…magari qualcuno potrà sorridere nel pensare che, anche con questo stupidissimo e piccolissimo mezzo, le chiacchierate serali fra amici possano avere un orizzonte un pochino più ampio.

  2. Sta diventando stantia l’affermazione che da un pò di tempo, la vs. generazione, usa con troppa disinvoltura vs. la mia:”che razza di mondo ci avete lasciato in eredità”. Credetemi, condivido molto il vs. dissenso e recrimine, sono convinto che voi siate, davvero, una bella gioventù, molto migliore della ns. Ed allora per l’alta considerazione che ho di voi tutti, dateci l’ennesimo schiaffo e non brontolate più per ciò che non avete avuto e che avreste voluto avere, ancora. Se ne avvarrà di molto la vs. indubbia intelligenza. Riflettete ma soprattutto rimboccatevi le maniche per costruire voi un mondo migliore. Non vorrei che, alla lunga, questo diventassse, per qualcuno, un alibi per il proprio fallimento.

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