II parte – Rinascita cinquant’anni dopo…ancora un sogno? di Vanni Pala

Sono consapevole di non essere l’unico sardo ad avere coscienza e sensibilità sarda fuori da ogni ideologia o schema precostituito di sardismo (termine oltremodo abusato, senza averne titolo, da tutti i nostri politici).
Volutamente definisco sardità un sentimento forte che vuol dire amore, attaccamento ai valori della nostra civiltà, vuol dire passione, fierezza, vuol dire rispetto verso questa terra troppo spesso violentata e verso la sua gente troppo spesso offesa.
Offese che ogni giorno si ripropongono, sempre le stesse e sempre diverse. Prevaricazioni, imposizioni, diktat che quotidianamente interferiscono sul sistema di vita di noi sardi, sul nostro diritto alla autodeterminazione e che piovono da ogni parte, dall’esterno in maniera arbitraria e dall’interno con una classe politica costretta a Continua a leggere

No al razzismo, di Filippo Pala

Il razzismo non è ideologia. E’ solo ignoranza, concetto universalmente valido e riconosciuto. Il razzista è categoricamente nell’errore, al di fuori della verità perché al di fuori dalla conoscenza di ciò che accusa ed odia in maniera distorta, cattiva e malata. Dico questo con la pretesa di essere nel giusto. Non ho mai creduto, per esempio, che essere di sinistra o di destra fossero verità universali, sono invece solo scelte su diversi punti di vista. Pur ritenendomi persona progressista e di sinistra ho sempre pensato e rafforzato l’idea per cui chiedere un approccio sociale di tipo solidale e quindi redistributivo -dal punto di vista fiscale- per ottenere una maggiore equità sociale, fosse una democratica accettazione di un patto sociale sotto questa base Continua a leggere

Sulle note del coro Ortobene, per sognare un po’ oltre, di Filippo Pala

Ho acceso, come da cattiva abitudine, una sigaretta nelle scale della New York Public Library e camminando verso la fermata della metropolitana Grand Central Station mi sono confuso fra le migliaia di persone che trafficano la midtown. La mente iniziava ad immaginare le tinte del quadro che avrei trovato davanti di lì a poco in pieno Greenwich Village, a pochi metri dalla NYU. A passo lento ho raggiunto Casa Italiana Zerilli/Marimò vivendo col massimo rispetto la personale perplessità per l’incoerenza della sede che avrebbe ospitato il concerto del Coro Ortobene di Nuoro. Senza niente togliere alla nobiltà della “Casa”, la cui qualità degli eventi ha abbondantemente varcato i confini cittadini, ho trovato una certa forzatura nell’incastro fra la provenienza del Coro e la sede ospitante, la cui mission è Continua a leggere

Lettera ad un bigotto, di Luigi Piga

Ma come fanno le mie amiche ad ascoltare Antony and the Johnsons, Tiziano Ferro, George Michael? Io non capisco. Ho sempre sentito l’omosessualità come un’offesa alle donne: possibile che loro, le vilipese, non la pensino così? D.P. mi ha risposto: “Ascolto tal dei tali perché mi piace, mica ci devo scopare”. Facendo sfoggio di un vocabolario e di un pragmatismo che quasi ammiro, da tanto che ne sono incapace, ma che non condivido. Non credo che una canzone d’amore per gatti possa fungere da canzone d’amore per topi.
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Bruno Bellomonte: tra indipendentismo e repressione coloniale, di Luigi Piga

 

Lunedì 21 novembre è stato un giorno fondamentale per l’indipendentismo sardo e le battaglie che esso porta avanti contro lo stato coloniale italiano in terra Sarda. La liberazione di Bruno Bellomonte e la sua detenzione durata 29 lunghissimi mesi, solleva mille interrogativi e infiamma, fortunatamente, il dibattito sull’indipendentismo sardo e il rapporto tra il popolo sardo e lo stato italiano, per sua natura, quest’ultimo, avverso a questa spinta popolare e politica nell’Isola.

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Cara Europa ti scrivo, di Filippo Pala

Possiamo sapere chi siamo, comprenderci appieno, unicamente quando conosciamo il diverso.
L’unico modo per collocarci nel mondo come individui è conoscerne degli altri, ampliando gli orizzonti fino alle latitudini più lontane e parallelamente possiamo pensarci come società organizzata e specifica solo quando cogliamo le diversità delle altre con accurata consapevolezza.
Mi sono girato più volte verso l’Oceano e da questa costa del mondo occidentale ho potuto guardare all’Europa con un occhio diverso, più lucido e profondo. Sentendomi felicemente a pieno titolo europeo, italiano e sardo. Quando pensiamo all’Occidente del mondo ne vediamo ciecamente gli orizzonti sulla base di un certo livello di Continua a leggere

Dove andremo a finire? parte seconda, di Maurizio Careddu

Leggere “Dove andremo a finire?, di Matteo Fenu” mi ha fatto riflettere.
Riflettere, non è altro che porsi di fronte ad una qualsiasi superficie che proietti indietro un immagine di se stessi o di cosa si ha intorno.
A volte ci vuole un particolare coraggio nel farlo e mi pare che ultimamente ciò necessiti anche di un certo “stomaco”.
Spesso costretto, molte volte schifato ed in qualche caso anche divertito mi ritrovo di fronte ad uno specchio e osservo cosa esso mi mostri, quale realtà mi appaia e, con un interiore e tormentato timore, ho pure la curiosità di scoprire se l’immagine sia autentica o distorta da un insuperabile “velo di maya”. Continua a leggere