Rigurgito antifascista, di Luigi Piga

Siamo alle solite. Questo paese è nel pieno di una serissima crisi economica eppure alcuni dei suoi cittadini riescono a inventarsi qualcosa di nuovo, o meglio rievocare qualcosa di vecchio, del quale inevitabilmente siamo chiamati ad occuparci e distogliere l’attenzione dalle incombenze sull’Italia. Mi riferisco all’exploit di Gaetano Saya fondatore del PNI, Partito Nazionalista del Popolo Italiano, nonchè rifondatore, del Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale del quale lascerà la presidenza alla moglie, Maria Antonietta Cannizzaro.
Exploit per modo di dire, dato che Saya non è nuovo al mettersi in mostra con le sue derive nazifasciste.
Nel 2005 viene arrestato perchè a capo del Dipartimento Studi Strategici Antiterrorismo, una sorta di struttura paramilitare, una specie di servizi segreti paralleli. Dichiarò che le accuse, dalle quali emerse in seguito un nulla di fatto, erano una macchinazione degli 007 francesi che volevano – a suo dire – impedirgli di catturare Cesare Battisti in Corsica.
Il suo “curriculum” è un elenco di imprese più o meno mirabolanti, tuttavia non riporta nessun dettaglio circostanziato su questo fantomatico complotto francese. Se vorrà ce ne renderà conto in modo più preciso e chiaro senza quelle ombre in stile massoneria, della quale tra l’altro si dichiara fieramente membro.
Ad ogni modo il 24 e 25 settembre si terrà a Genova il raduno del suo partito ultranazionalista “per la liberazione dell’Italia”. Luogo scelto non a caso, visto che il capoluogo ligure è stato uno dei baluardi della Resistenza.
I contenuti del suo programma sono agghiaccianti, per non parlare ovviamente delle dichiarazioni rilasciate recentemente in preparazione e propaganda dell’evento genovese. Volgari, minacciose e cupe e delle quali non ho intenzione di riempire questo blog. Potete rintracciare on-line senza difficoltà le sue massime.
In questo articolo mi preme sottolineare altro.
Ecco qui il programma completo al quale aderire per partecipare alla chiamata alle armi di settembre.
http://www.partitonazionalistaitaliano.org/?page_id=23
Curioso sottolineare come alcuni punti siano in “odor di comunismo”, se così si può dire. Forse ancor più che un semplice odore. Chissà, forse, Saya ha scritto il suo programma a quattro mani con qualche postero di Karl Marx e Friedrich Engels, autori del famoso Manifesto del Partito Comunista. Per ora non ci è dato sapere, ma punti come la statalizzazione di tutte le imprese associate esistenti e di tutti gli istituti di credito o come la collettivizzazione dei grandi magazzini, sono punti che uniscono in modo sorprendente questi due antipodi, tanto estremi quanto superati. Fortunatamente.
Saya invoca l’aiuto ai piccoli commercianti, commissionando loro forniture da parte dello Stato, le Regioni e i Comuni, in barba a riconosciuti principi di libera concorrenza. A tal proposito, per evitare ammonimenti europei, chiede l’immediata uscita dell’Italia dall’Unione Europea.
Ma non sono i risvolti economici del suo programma, per quanto incoerenti, ad allarmare di più. I contenuti sociali sono al livello del Ventennio Fascista, ben condite da dichiarazioni estemporanee che si aggiungono al suo programma (si sa mai ci facciamo scappare qualcosa) che predicano l’ espulsione degli immigrati, il controllo della stampa e l’odio xenofobo. Tanto odio. Omosessuali, islamici, “negri”. Saya vuole liberare l’Italia da loro, loro che sono il male di questo paese.
In riferimento all’omosessualità della parlamentare Anna Paola Concia dichiara: “E’ una pervertita, una peccatrice, una malata, una donna che si sposa con una donna è una malata. Qui siamo in Italia, la legge di Dio non permette questo. Vogliamo anche criticare la legge di Dio? L’Italia è un paese cattolico. Non esiste una legge che permetta a donne di sposare altre donne. E’ malata, io potrei consigliare un buon psichiatra alla signora.”
Per non farci mancare nulla una bella ventata di maschilismo fascista: le donne nel PNI possono solo essere delle simpatizzanti ma non possono rivestire incarichi interni o esterni per conto del partito.
Alcune curiosità. Il segno con il quale egli saluta i suoi adepti, il “tre” formato da pollice, indice e medio, fa parte del simbolismo del cristianesimo ortodosso raffigurante la Santissima Trinità che nel secolo scorso è stato sdoganato da fior fiori di “signori”, tra cui: appartenenti alle Schutzstaffeln, meglio noti come SS, i reparti di difesa nazisti: tre è il numero dei Reich e salutandosi in questo modo essi si atteggiavano ad uno Stato all’interno di uno Stato; Slobodan Milosevic e i suoi colonnelli, accusati di crimini contro l’umanità e pulizia etnica durante le guerre nei Balcani negli anni 90′; più recentemente il simbolo è stato fatto proprio da movimenti nazionalisti serbi che sognano ancora la Grande Serbia formata, altra coincidenza, da tre stati: Serbia, Bosnia-Erzegovina e Montenegro oppure fanno proprio il gesto in modo più religioso identificando in esso la triade “Dio, Padre e Famiglia”.
Non considero il Kosovo nei tre stati citati in quanto fino all’indipendenza nel febbraio del 2008 la regione era annessa alla Serbia, indipendenza che ha comunque suscitato ancora più rabbia e violenza da parte dei serbi nostalgici di Milosevic i quali rivendicano autorità sul neo-stato, in quanto regione serba. A proposito, in occasione dell’incontro di calcio tra Italia-Serbia, lo scorso 12 ottobre 2010, circa 2000 ultras-ultranazionalisti serbi hanno causato la sospensione della partita, apparentemente motivati proprio da ideologie politiche nazionaliste.
Si accompagna proprio bene il signor Saya. Mi sembra più che doveroso che quanta più gente possibile sappia quali valori e quali messaggi veicola il patriota Gaetano, con chi condivide simboli e ideologie. Sempre meglio precisare e fare chiarezza data la poca informazione che viene divulgata in Italia proprio in merito a certa simbologia, ad esempio dai giornalisti sportivi della Rai che in occasione dell’incontro di calcio citato attribuiscono al numero “3″ la possibilità che la partita venga sospesa e assegnata 3-0 a tavolino all’Italia. Incredibile.
Tornando a Saya, per ora la Digos dichiara di non saperne nulla dell’adunata ma, a mio parere, c’è poco da essere tranquilli. Il clima che si sta creando in questi giorni, soprattutto nei principali social networks, non promette veramente nulla di buono. L’odio cresce. Definirlo folclore è riduttivo e pericoloso in quanto messaggi come questi, medioevali nonchè anticostituzionali, fanno leva sulla fascia di popolazione più giovane, non pienamente formata e informata, ma che rappresenta anche l’elettorato del domani. Senza poi tralasciare anche quanti adulti si facciano coinvolgere da certe dichiarazioni, convincendosi che la risoluzione dei problemi del paese sia la “liberazione”, il controllo della stampa e del mercato, l’odio razziale, l’intolleranza e le discriminazioni religiose e sessuali. Classiche motivazioni sbrigative di chi non vuole e non è in grado di cercare soluzioni più impegnative e innovative.
Questo revisionismo storico sulle pagine più buie dell’Italia, il Fascismo, con la rievocazione dei suoi principi e i suoi mezzi non ci potrà portare nulla di buono. L’ultraconservazionismo ci terrà ancorati ad una piccola realtà ignorante e becera, fatta di odio e chiusure mentali sul mondo progressista, oltre che essere, tutto ciò del quale parliamo, illegale secondo la legislazione vigente:
http://www.miolegale.it/normativa/Scelba-Legge-645-1952-partito_fascista.html
Mi allarma ancora di più che un personaggio simile abbia appoggio in parlamento da un altro personaggio simile: Domenico Scilipoti, salvatore del Governo Berlusconi lo scorso 14 dicembre, uno dei “responsabili”, che non si rende conto dell’irresponsabilità delle sue dichiarazioni nel momento in cui si pronuncia su Saya dicendo che “è ora che qualcuno porti un pò di rigore e ordine in questo Paese“.
Infine, colgo l’occasione per porgere tutto il mio sostegno, e credo si uniranno a me tutti i bloggers del Glocale, a Marco Pasqua, collaboratore di Repubblica, insultato pubblicamente e minacciato di morte da Saya – “Pasqua non ti preoccupare, un cappio lo riserviamo anche per il tuo collo” – per aver denunciato le intenzioni e i “contenuti” dello pseudo-partito dello statista messinese.
Luigi Piga

7 risposte a “Rigurgito antifascista, di Luigi Piga

  1. Se fossimo in uno stato diverso, in un tempo diverso sotto l’aspetto politoco-economico-sociale, avremmo,anche, potuto sorridere su certi personaggi farneticanti come Saya ma sottovalutare in questo momento di sbandamento della nazione fatti che in altri tempi avremmo considerato folkloristici non è affatto prudente.

    • Chiunque tu sia sei proprio piccino! Assicuri piazze, corda e sapone con antistorica generosità a chi dissente dal tuo misero pensiero, che tristezza! Così grande e così infantile. Non ti è bastato Piazzale Loreto sessantasei anni fà? Rifletti stupido!

  2. Innanzitutto sottoscrivo il pensiero espresso dal nostro blogger Luigi Piga e solidarizzo con Marco Pasqua per le minacce ricevute.

    Per quanto riguarda il precedente commento, a firma del Sig. Saya, voglio augurarmi che si tratti di un fake e se così fosse sollecito chi lo ha postato di rivelare la sua identità, scusandosi per la meschinità dello scherzo immediatamente.

    Concesso quindi il beneficio del dubbio, mi rivolgo all’autore formale del commento esplicitando, fosse vero, tutta la mia personale disapprovazione per il contenuto becero e di minaccia passibile, oltre che di ribrezzo morale, di denuncia alle autorità competenti.

    Filippo Pala

  3. Il commento è decisamente poco costruttivo e di poco gusto.. allo stesso tempo però sembra essere la conferma a tutto quello che viene detto nell’articolo.
    Bravo Lu per l’articolo! Un’analisi ben fatta.

  4. bella gente…intelligente…non si mette manco ad esprimere i propri pensieri in maniera civile…..dare una motivazione invece di minacciare le persone!?!?!?…ma d’altronde, visto il soggetto di cui si parla, cosa ti puoi aspettare? LE PECORE RAGIONANO MEGLIO DI TE SAYA…ORA MINACCIA ANCHE ME…

  5. Pingback: Saya, come trasformare un caso clinico in un caso politico. at Appunti e spunti

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